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Attualizzato il 28 gen 2026

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DiscorsoPubblicato il 1 febbraio 2026

Allocuzione del presidente della Confederazione Guy Parmelin, 1° gennaio 2026

Berna, 01.02.2026 — Il testo sottostante sarebbe dovuto andare in onda giovedì 1° gennaio 2026 a mezzogiorno, come vuole la tradizione. Poche ore prima, tuttavia, la Svizzera si svegliava con la notizia delle terribili conseguenze di un incendio mortale divampato poco dopo la mezzanotte in un locale pubblico del Comune di Crans-Montana (VS). Nel rogo sono morte 40 persone e 116 sono rimaste gravemente ferite, per la maggior parte giovani. Si tratta di una delle peggiori catastrofi che la Svizzera moderna abbia mai conosciuto. In quelle circostanze drammatiche e per rispetto verso le vittime, il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha deciso di rinunciare definitivamente alla diffusione del testo. Il discorso è stato però depositato nell’archivio come testimonianza storica, una testimonianza sempre viva. Una giornata di lutto nazionale è stata celebrata venerdì 9 gennaio 2026, in memoria delle vittime svizzere e straniere della tragedia.

Care concittadine, cari concittadini, in Svizzera e all’estero,

l’inizio di un nuovo anno simboleggia l’apertura di nuove prospettive e opportunità. Le esperienze dell’ultimo decennio, tuttavia, impongono una certa prudenza. Pensiamo agli sconvolgimenti causati dalla crisi sanitaria, o alle restrizioni dovute alle tensioni riguardanti l’approvvigionamento energetico. Il conflitto in Ucraina si è gravemente intensificato nel 2022 e continua a destabilizzare l’ordine mondiale. Di recente, la controversia doganale tra la Svizzera e gli Stati Uniti ha rivelato l’implacabilità dei nuovi paradigmi economici.

Tutto ciò, sommato alle nostre preoccupazioni personali, ai colpi duri che talvolta la vita ci infligge, ai drammi e dolori che osserviamo ogni giorno, è fonte di comprensibile inquietudine. La situazione non va drammatizzata, ma nemmeno sottovalutata. Bisogna dialogare puntando alla ricerca di una soluzione e lasciare la violenza fuori dalla porta.

La Svizzera non è un Paese impreparato. Non è alla deriva. Ogni giorno, bambini e ragazzi, apprendisti e studenti, impiegati e imprenditori, pensionati AVS e beneficiari dell’AI si rendono conto che i meccanismi della nostra società funzionano. E piuttosto bene. Inoltre, come ricorda la nostra Costituzione federale, la forza di un popolo si commisura al benessere dei più deboli dei suoi membri.

Invito ciascuno di noi a distinguere bene ciò che è essenziale da ciò che è secondario. Sono consapevole dei disagi dovuti ai treni affollati o agli ingorghi stradali quotidiani. So bene quanto pesano i costi della salute sul bilancio delle famiglie. Per molti l’alloggio è fonte di difficoltà e preoccupazioni quotidiane. E il pensionamento porta con sé vari timori, quando invece dovrebbe schiudere orizzonti di serenità.

Queste realtà non vanno sottovalutate, perché incidono direttamente sulla nostra qualità di vita e, in quanto tali, meritano un dibattito. La voce dell’indignazione si fa sempre più forte. È legittima. Tuttavia, ai miei occhi, il vero motore dell’impegno civile rimane la democrazia diretta. Non esitiamo, utilizziamola con energia e costanza, al servizio del pubblico interesse. Insieme, non esistono ostacoli insormontabili.

Guai però a perdere di vista l’essenziale, a ripiegarci su noi stessi. La Svizzera è un Paese globalmente felice, che vive in pace e sicurezza. Sa conciliare libertà e responsabilità, prosperità e solidarietà, tradizione e innovazione. Abbiamo istituzioni sane e stabili, una giustizia funzionante e al riparo da ingerenze, il federalismo è un meraviglioso strumento di identità e prossimità, anche se non sempre è un modello di armonia né di rapidità.

Per tutte queste ragioni fondamentali, e nonostante il contesto evocato, inizio il 2026 con serenità. Perché so che l’essenziale è intatto e che siamo capaci di salvaguardarlo: la qualità dell’insegnamento, l’inventiva della ricerca, l’audacia dell’imprenditoria, il capitale umano e il coraggio.

In questo giorno speciale, consentitemi di celebrare anche la potenza dello spirito creativo. Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese che vanta una grande vitalità culturale e artistica, che ha dato al mondo, fra gli altri, Giacometti, Dürrenmatt e Taeuber-Arp e che darà ancora molti altri talenti. Ne sono lieto. È la riprova di una società viva e fiduciosa, della sua capacità di rinnovarsi, del suo vigore intellettuale, è il segno di un Paese capace di raccontarsi, di interrogarsi e di proiettarsi nel futuro. Un Paese sovrano, indipendente e solido. Un Paese con un futuro radioso.

A tutti voi, auguro un felice 2026!

Es guets Nöis
Bonne année
Buon anno
Buon ann